Segno di Trendelenburg - come si esegue e cosa indica

Andrea Rizzi 30 luglio 2026
Illustrazione del test di Trendelenburg: bacino livellato (negativo) vs. bacino inclinato (positivo), evidenziando la debolezza del gluteo medio.

Indice

Quando una persona perde l’equilibrio stando su una gamba o cammina con il bacino che “scappa” da un lato, il problema può trovarsi nei muscoli che stabilizzano l’anca. Il segno di Trendelenburg è un test clinico semplice per osservare questa funzione, capire quale lato può essere più debole e decidere quali valutazioni approfondire.

Il test mostra come l’anca controlla il bacino durante l’appoggio

  • Test positivo: il bacino scende dal lato della gamba sollevata.
  • Muscoli coinvolti: soprattutto medio gluteo e piccolo gluteo della gamba in appoggio.
  • Esecuzione: si mantiene l’appoggio monopodalico osservando bacino, tronco e dolore.
  • Interpretazione: un risultato positivo non equivale da solo a una diagnosi.
  • Valutazione completa: comprende forza, cammino, mobilità, dolore e controllo motorio.

Che cosa indica davvero il test di Trendelenburg

Il test valuta la capacità degli abduttori dell’anca di mantenere il bacino orizzontale mentre il peso del corpo grava su una sola gamba. I principali protagonisti sono il medio gluteo e il piccolo gluteo, aiutati da altri muscoli stabilizzatori dell’anca e del tronco.

Immaginiamo di stare in appoggio sulla gamba destra e sollevare il piede sinistro. I muscoli abduttori destri devono impedire che il lato sinistro del bacino cada. Se il bacino scende verso sinistra, il segno viene considerato positivo e suggerisce una ridotta capacità dell’anca destra di stabilizzare il corpo.

Questo dettaglio laterale viene spesso confuso. Il lato che scende non è necessariamente quello debole: di solito la debolezza riguarda la gamba che rimane a terra. Per questo conviene eseguire la prova su entrambi i lati e annotare con precisione quale gamba sostiene il peso.

Come si esegue correttamente la prova

La persona sta in piedi davanti all’esaminatore, inizialmente con entrambi i piedi appoggiati. Poi solleva una gamba piegando anca e ginocchio, mentre mantiene l’equilibrio sull’altra. Io osservo soprattutto il bordo superiore del bacino, ma anche il movimento del tronco e l’eventuale comparsa di dolore.

  1. Si parte da una posizione stabile, possibilmente vicino a un appoggio sicuro.
  2. Si solleva lentamente un piede senza inclinare volontariamente il corpo.
  3. Si mantiene la posizione per alcuni secondi, secondo le indicazioni del professionista.
  4. Si ripete sul lato opposto, confrontando controllo e sintomi.

In alcuni protocolli l’osservazione arriva fino a 30 secondi. Non è però una gara di resistenza: se compaiono dolore intenso, vertigini o perdita marcata dell’equilibrio, la prova va interrotta. Un fisioterapista può usare le mani sulle creste iliache o riferimenti visivi per rendere più precisa l’osservazione.

Il bacino dovrebbe restare quasi allo stesso livello. Un lieve movimento può dipendere dalla normale strategia di equilibrio, mentre una caduta evidente del lato opposto, soprattutto se ripetibile, merita un esame più approfondito.

Come leggere un risultato positivo

Il segno è positivo quando, durante l’appoggio su una gamba, il bacino dal lato opposto si abbassa in modo visibile. In genere questo suggerisce insufficienza degli abduttori dell’arto in appoggio, ma il test non misura da solo la forza muscolare in modo quantitativo.

Osservazione Possibile significato
Bacino stabile Buon controllo degli abduttori in quella prova
Bacino che scende dal lato sollevato Possibile debolezza o insufficienza degli abduttori della gamba in appoggio
Tronco inclinato verso la gamba in appoggio Strategia compensatoria per ridurre il carico sui muscoli dell’anca
Dolore durante l’appoggio Inibizione muscolare, patologia articolare o problema dei tendini glutei
Incapacità di mantenere l’equilibrio Possibile problema di controllo motorio, forza, sensibilità o sistema vestibolare

L’inclinazione del tronco verso il lato che sostiene il peso è spesso chiamata compenso di Duchenne. Non va letta automaticamente come un risultato normale o come prova di una sola causa: può essere una soluzione adottata dal corpo per diminuire il braccio di leva e rendere l’appoggio meno faticoso.

Secondo me, il valore più utile della prova non sta nel semplice “positivo” o “negativo”, ma nel modo in cui il movimento cambia quando si controllano dolore, velocità, equilibrio e posizione del tronco. Questa lettura dinamica evita conclusioni troppo rapide.

Perché il bacino può cadere anche senza una semplice debolezza

Una risposta anomala può dipendere da una lesione o tendinopatia dei glutei, da un problema dell’articolazione dell’anca, da displasia, artrosi, esiti chirurgici o irritazione del nervo gluteo superiore. Anche una radicolopatia lombare può compromettere il reclutamento dei muscoli, soprattutto se associata a formicolii o perdita di forza nell’arto.

Il dolore è un altro elemento importante. Quando l’appoggio provoca dolore laterale all’anca o all’inguine, il sistema nervoso può ridurre l’attivazione muscolare come meccanismo protettivo. In quel caso il test può apparire positivo per inibizione da dolore, senza indicare una perdita di forza stabile.

Contano anche fattori più banali ma decisivi, come un equilibrio scarso, paura di cadere, rigidità dell’anca, differenza di lunghezza degli arti o una tecnica eseguita troppo velocemente. Nei soggetti sani, inoltre, il risultato osservato a occhio non sempre corrisponde alla forza misurata con strumenti specifici. Per questo considero il test un segnale orientativo, non un verdetto.

Come completare la valutazione dell’anca

Dopo la prova monopodalica, il professionista dovrebbe collegare l’osservazione ad altri dati. La valutazione può comprendere forza manuale degli abduttori, test contro resistenza, osservazione del cammino, salita delle scale, squat monopodalico e controllo del bacino durante movimenti funzionali.

Quando serve una misura più oggettiva, si possono usare dinamometri o strumenti di analisi del movimento. Questi esami quantificano la forza e l’ampiezza del movimento, mentre il test tradizionale risponde soprattutto alla domanda: la persona riesce a controllare il bacino in questa situazione?

  • Dolore laterale: si esplorano tendini glutei, borsa trocanterica e carico funzionale.
  • Dolore inguinale: si considera maggiormente l’articolazione dell’anca.
  • Debolezza improvvisa: si valuta anche l’origine neurologica.
  • Alterazioni del cammino: si osservano appoggio, passo e compensi del tronco.
  • Trauma o intervento: il test va adattato a tempi e indicazioni cliniche.

Un esame radiografico, ecografico o di risonanza non è automatico per chi mostra un’anomalia. La scelta dipende da età, trauma, durata dei sintomi, limitazione funzionale e sospetto clinico. In presenza di febbre, trauma importante, impossibilità a caricare il peso, debolezza progressiva o disturbi neurologici, è prudente rivolgersi rapidamente a un medico.

Come usare il risultato senza trarre conclusioni affrettate

Provare il movimento a casa può aiutare a notare una differenza tra i due lati, ma non permette di stabilire la causa. Meglio non ripetere la prova molte volte se provoca dolore e non cercare di “correggere” il bacino forzando la postura.

In riabilitazione, un risultato positivo può orientare il lavoro verso forza e resistenza degli abduttori, controllo del bacino, equilibrio e progressione dei carichi. Gli esercizi vanno però scelti in base al problema reale: rafforzare a caso il medio gluteo non risolve necessariamente una lesione tendinea, un’artrosi dolorosa o un deficit neurologico.

Il dato diventa più utile quando viene confrontato nel tempo con una stessa procedura, gli stessi sintomi e compiti funzionali simili. Un miglioramento credibile non è solo un bacino più stabile, ma anche meno dolore e maggiore sicurezza nel cammino, nelle scale e nell’appoggio su una gamba.

Il bacino stabile è un indizio, non una diagnosi

La prova di Trendelenburg offre una fotografia rapida del controllo dell’anca durante l’appoggio monopodalico. Un cedimento del bacino può suggerire debolezza degli abduttori, ma deve essere interpretato insieme a dolore, forza, mobilità, equilibrio e storia clinica.

La conclusione pratica è semplice: eseguirla su entrambi i lati, osservare anche i compensi e affidare l’interpretazione a un professionista quando il risultato è evidente o associato a sintomi. È proprio questa valutazione d’insieme a trasformare un segno interessante in una decisione riabilitativa sensata.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

La debolezza riguarda di solito la gamba che rimane a terra, non il lato del bacino che scende. Per esempio, se si sta in appoggio sulla gamba destra e il bacino cala verso sinistra, il test suggerisce una ridotta capacità degli abduttori destri di stabilizzare il corpo.

Si parte in piedi vicino a un appoggio sicuro, si solleva lentamente un piede e si mantiene l’appoggio sull’altra gamba per alcuni secondi, osservando bacino, tronco ed eventuale dolore. In alcuni protocolli la posizione viene mantenuta fino a 30 secondi e la prova va ripetuta su entrambi i lati. Se compaiono dolore intenso, vertigini o perdita marcata dell’equilibrio, bisogna interrompere.

Il cedimento del bacino può essere associato a lesioni o tendinopatie dei glutei, problemi dell’anca, displasia, artrosi, esiti chirurgici o irritazione del nervo gluteo superiore. Possono contribuire anche dolore, rigidità, paura di cadere, scarso equilibrio, differenze nella lunghezza degli arti o una radicolopatia lombare.

Il test va interpretato insieme a forza, mobilità, cammino, dolore, equilibrio e controllo motorio; se serve, il professionista può usare dinamometri o analisi del movimento. Un esame radiografico, ecografico o di risonanza non è automatico. È prudente rivolgersi rapidamente a un medico in caso di febbre, trauma importante, impossibilità a caricare il peso, debolezza progressiva o disturbi neurologici.

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Autor Andrea Rizzi
Andrea Rizzi
Mi chiamo Andrea Rizzi e dedico la mia attività da 15 anni al mondo del benessere fisico, con un focus particolare sulla fisioterapia e sulla corretta postura. La mia passione nasce dal desiderio di aiutare le persone a comprendere meglio il proprio corpo e a trovare soluzioni efficaci per migliorare la loro qualità di vita. Sul sito chiaradbpersonaltrainer.it, mi impegno a condividere conoscenze approfondite e pratiche, semplificando concetti complessi legati alla fisioterapia, alla postura e al benessere generale. Cerco sempre di offrire contenuti accurati, aggiornati e facilmente comprensibili, basati su un'attenta analisi delle informazioni disponibili, per guidare chi legge verso un percorso di maggiore consapevolezza e salute fisica.

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