Tunnel tarsale - anatomia, sintomi e nervo tibiale

Andrea Rizzi 14 luglio 2026
Illustrazione anatomica del tunnel tarsale: nervo tibiale posteriore compresso, gonfiore e tendinite.

Indice

Un dolore bruciante dietro il malleolo mediale, formicolii alla pianta del piede o una sensazione elettrica che aumenta camminando possono dipendere da strutture molto vicine tra loro. Per capire cosa accade, bisogna conoscere l’anatomia del tunnel tarsale, il canale osteofibroso attraversato da nervi, vasi e tendini. In questa guida chiarisco dove si trova, quali elementi contiene, come si divide il nervo tibiale e perché piccoli cambiamenti di spazio possono influenzare piede e caviglia.

La mappa essenziale del tunnel tarsale in pochi punti

  • Posizione: si trova sul lato mediale della caviglia, dietro e sotto il malleolo mediale.
  • Tetto: è formato dal retinacolo dei flessori, chiamato anche legamento laciniato.
  • Contenuto: passano tre tendini, l’arteria e le vene tibiali posteriori e il nervo tibiale.
  • Ordine anatomico: tibiale posteriore, flessore lungo delle dita, vasi tibiali posteriori, nervo tibiale e flessore lungo dell’alluce.
  • Rilevanza clinica: la compressione del nervo può provocare dolore, bruciore e parestesie nella parte interna e plantare del piede.

Illustrazione anatomica del tunnel tarsale: nervo tibiale posteriore compresso, gonfiore e tendinite.

Dove si trova il tunnel tarsale

Il tunnel tarsale è un passaggio stretto situato nella parte postero-mediale della caviglia. Per individuarlo sul proprio corpo basta cercare il malleolo mediale, la prominenza ossea interna della tibia: il canale decorre subito dietro e inferiormente, proseguendo verso il lato interno del calcagno e della pianta.

Non è un tunnel scavato in un singolo osso. È uno spazio osteo-fibroso, cioè delimitato da superfici ossee e da una fascia resistente. Il pavimento è formato soprattutto dalla tibia distale, dall’astragalo e dal calcagno, compresa la zona del sustentaculum tali, una sporgenza ossea del calcagno che sostiene l’astragalo.

Il tetto è il retinacolo dei flessori, una lamina fibrosa tesa dal malleolo mediale verso il calcagno. La sua funzione è mantenere vicini alla caviglia i tendini e le strutture neurovascolari, evitando che si spostino eccessivamente durante i movimenti.

Un canale protetto ma poco elastico

Questa protezione ha un prezzo. Il retinacolo è spesso e resistente, mentre lo spazio sottostante è relativamente limitato. Se aumenta il volume dei tendini, compare edema o si sviluppa una massa, il contenuto del canale può avere poco margine per espandersi.

La forma precisa non è identica in ogni persona. Anche la posizione della biforcazione del nervo tibiale e il decorso dei suoi rami possono variare. Per questo, quando si sospetta un problema in questa zona, una semplice immagine anatomica non sempre racconta tutta la situazione.

Che cosa attraversa il canale tra caviglia e piede

Il modo più semplice per orientarsi è ricordare che il tunnel contiene strutture con tre funzioni diverse: movimento, sensibilità e circolazione. I tendini portano la forza dei muscoli della gamba verso il piede, il nervo trasmette segnali motori e sensitivi, mentre i vasi garantiscono l’apporto e il drenaggio sanguigno.

Struttura Funzione principale Perché è importante
Tendine del tibiale posteriore Supporta l’arco mediale e contribuisce all’inversione del piede La sua infiammazione può aumentare il volume nel canale
Tendine del flessore lungo delle dita Flette le dita dal secondo al quinto dito Scorre sotto il retinacolo con una guaina sinoviale
Arteria e vene tibiali posteriori Portano e drenano il sangue del piede Decorrono accanto al nervo e possono risentire di variazioni di pressione
Nervo tibiale Trasmette sensibilità e comandi motori verso pianta e muscoli del piede È la struttura più direttamente coinvolta nella sindrome del tunnel tarsale
Tendine del flessore lungo dell’alluce Flette l’alluce e contribuisce alla spinta durante il passo Occupa la parte più posteriore del passaggio

La sequenza classica, osservando la regione da avanti verso dietro, viene spesso ricordata con l’ordine tibiale posteriore, flessore lungo delle dita, arteria e vene, nervo tibiale, flessore lungo dell’alluce. Non è una semplice curiosità da atlante: durante un esame ecografico o una procedura chirurgica, riconoscere questo ordine aiuta a capire quale struttura si sta osservando.

I tendini sono rivestiti da guaine sinoviali, sottili membrane che facilitano lo scorrimento e riducono l’attrito. Quando una guaina si infiamma, però, il suo ispessimento può contribuire a ridurre lo spazio disponibile per il nervo.

Il nervo tibiale e la distribuzione della sensibilità

Il nervo tibiale arriva alla caviglia dal compartimento posteriore della gamba e attraversa il tunnel insieme ai vasi tibiali posteriori. Poco prima, dentro o subito dopo il canale, può dare origine a rami diretti al tallone e poi dividersi nei nervi plantare mediale e plantare laterale.

Il nervo plantare mediale

Il nervo plantare mediale porta sensibilità soprattutto alla parte mediale della pianta e alle dita più interne. Partecipa inoltre al controllo di alcuni muscoli intrinseci, tra cui l’abduttore dell’alluce, il flessore breve delle dita e il primo lombricale.

Quando questo ramo è irritato, il disturbo può essere percepito sotto l’avampiede o vicino alle prime dita. Il punto del dolore, quindi, può aiutare a orientarsi, ma non permette da solo di formulare una diagnosi.

Il nervo plantare laterale

Il nervo plantare laterale si dirige verso il lato esterno della pianta e innerva la parte più laterale del piede e diversi muscoli profondi. Il suo percorso può continuare sotto la fascia dell’abduttore dell’alluce, dove esistono ulteriori possibili punti di compressione.

Questo dettaglio viene spesso trascurato. Il nervo non è necessariamente “libero” appena supera il retinacolo dei flessori: alcuni rami attraversano spazi fasciali più distali, e una compressione può riguardare il nervo principale oppure una sua diramazione.

Il ramo calcaneale mediale

Il ramo calcaneale mediale porta sensibilità alla regione postero-mediale del tallone. Di solito nasce dal nervo tibiale prima della sua divisione, ma sono possibili varianti anatomiche. In alcune persone può seguire un percorso più superficiale rispetto al retinacolo.

Queste differenze spiegano perché due persone con un disturbo apparentemente simile possano riferire aree di dolore diverse. Nell’anatomia reale, i nervi non rispettano sempre lo schema perfetto del manuale.

Perché la struttura del tunnel può causare sintomi

La sindrome del tunnel tarsale nasce quando il nervo tibiale o uno dei suoi rami viene compresso. Il problema può dipendere da una riduzione dello spazio, da un aumento del contenuto o da un cambiamento nei movimenti relativi tra retinacolo, tendini e ossa.

Tra le cause possibili rientrano traumi, distorsioni, edema, tenosinovite, cisti gangliari, vene varicose, osteofiti e cicatrici chirurgiche. Anche alcune caratteristiche biomeccaniche, come un valgismo del retropiede o un’eccessiva pronazione durante l’appoggio, possono aumentare la tensione nella regione in determinate persone.

Il sintomo più tipico non è sempre un dolore puntiforme. Più spesso si parla di bruciore, formicolio o sensazione di scossa che parte dalla parte interna della caviglia e può irradiarsi verso la pianta e le dita. I disturbi tendono ad aumentare con la stazione eretta e la camminata, ma nei casi più persistenti possono comparire anche a riposo.

Non tutto il dolore mediale è un tunnel tarsale

Un errore comune è attribuire qualsiasi dolore interno alla caviglia a una compressione nervosa. Problemi del tendine tibiale posteriore, fascite plantare, irritazione del nervo safeno, lesioni articolari e neuropatie periferiche possono produrre sintomi parzialmente sovrapponibili.

Per questo considero poco utile basarsi soltanto sul segno di Tinel, cioè il formicolio provocato dalla percussione sul nervo. Può essere un indizio, ma la valutazione deve collegare anatomia, distribuzione dei sintomi, forza muscolare, sensibilità e carico meccanico.

Come si valuta questa regione senza confondere anatomia e diagnosi

La valutazione inizia dall’osservazione della caviglia e del piede. Si controllano gonfiore, cicatrici, appoggio, mobilità della caviglia e comportamento del retropiede durante il passo o la salita sulle punte.

Il professionista può palpare il decorso del tunnel, verificare la sensibilità cutanea e confrontare la forza dei muscoli intrinseci del piede. L’esame neurologico serve a capire se il disturbo segue il territorio del nervo tibiale o se suggerisce un’origine diversa, per esempio lombare.

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Il ruolo degli esami strumentali

L’ecografia può visualizzare tendini, guaine, vasi e alcune masse, oltre a osservare il nervo in dinamica. La risonanza magnetica è utile quando si sospettano lesioni occupanti spazio, alterazioni articolari o problemi tendinei più profondi.

Gli studi di conduzione nervosa e l’elettromiografia possono fornire informazioni sulla funzione del nervo, ma un risultato normale non esclude automaticamente un problema clinico. La sensibilità degli esami può variare in base alla sede, alla durata dei sintomi e alla tecnica utilizzata.

Dal punto di vista dell’allenamento, non consiglio di trattare il tunnel tarsale con esercizi aggressivi scelti a caso. Mobilità dolce, gestione dei carichi e lavoro sul controllo del piede possono essere utili quando il problema è meccanico e lieve, ma dolore progressivo, perdita di sensibilità o debolezza richiedono una valutazione sanitaria.

Anche le calzature meritano attenzione. Una scarpa troppo rigida, stretta o poco adatta alla forma del piede può aumentare la pressione locale, ma cambiare scarpe non risolve una cisti, una lesione tendinea o una neuropatia sistemica. La soluzione deve seguire la causa, non soltanto il sintomo.

La mappa da ricordare quando il dolore parte dal malleolo

Per orientarsi basta fissare tre idee. Il tunnel tarsale è un canale osteofibroso sul lato interno della caviglia, il retinacolo dei flessori ne chiude il tetto e al suo interno passano in sequenza tendini, vasi e nervo tibiale.

La divisione del nervo nei rami plantari spiega perché il dolore possa raggiungere zone diverse della pianta. Allo stesso tempo, le varianti anatomiche e i possibili punti di compressione distali ricordano che la posizione del sintomo non identifica da sola la struttura coinvolta.

Quando bruciore e formicolio persistono, aumentano camminando o si associano a debolezza, la strada più prudente è una valutazione mirata di piede e caviglia. Conoscere l’anatomia aiuta a fare domande migliori e a scegliere il percorso corretto, ma non sostituisce l’esame clinico.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Nel tunnel passano il tendine del tibiale posteriore, il flessore lungo delle dita, l’arteria e le vene tibiali posteriori, il nervo tibiale e il flessore lungo dell’alluce. L’ordine classico, da avanti verso dietro, è tibiale posteriore, flessore lungo delle dita, vasi, nervo tibiale e flessore lungo dell’alluce.

Il bruciore o il formicolio può partire dalla parte interna della caviglia e raggiungere la pianta e le dita. Il nervo plantare mediale interessa soprattutto la parte interna della pianta e le dita più interne, mentre il nervo plantare laterale si dirige verso il lato esterno. La sede del dolore aiuta a orientarsi, ma non basta da sola per formulare una diagnosi.

Tra le possibili cause ci sono traumi, distorsioni, edema, tenosinovite, cisti gangliari, vene varicose, osteofiti e cicatrici chirurgiche. Anche il valgismo del retropiede e un’eccessiva pronazione possono aumentare la tensione nella regione in alcune persone.

L’ecografia può mostrare tendini, guaine, vasi, alcune masse e il nervo durante il movimento. La risonanza magnetica è utile per lesioni occupanti spazio, alterazioni articolari o problemi tendinei profondi. Conduzione nervosa ed elettromiografia valutano la funzione del nervo, ma un risultato normale non esclude automaticamente un problema clinico.

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Autor Andrea Rizzi
Andrea Rizzi
Mi chiamo Andrea Rizzi e dedico la mia attività da 15 anni al mondo del benessere fisico, con un focus particolare sulla fisioterapia e sulla corretta postura. La mia passione nasce dal desiderio di aiutare le persone a comprendere meglio il proprio corpo e a trovare soluzioni efficaci per migliorare la loro qualità di vita. Sul sito chiaradbpersonaltrainer.it, mi impegno a condividere conoscenze approfondite e pratiche, semplificando concetti complessi legati alla fisioterapia, alla postura e al benessere generale. Cerco sempre di offrire contenuti accurati, aggiornati e facilmente comprensibili, basati su un'attenta analisi delle informazioni disponibili, per guidare chi legge verso un percorso di maggiore consapevolezza e salute fisica.

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